Il Grande Organo della Cattedrale di Messina

Arcidiocesi di Messina Lipari S. Lucia del Mela

a cura di
Letterio Gulletta

Il Grande Organo

della

Cattedrale di Messina

Messina 2008

Volume composto da 140 pagine con numerose foto, disegni CAD e documenti inediti
dell’organo postbellico della Cattedrale di Messina della Ditta Cav. Giovanni Tamburini di Crema

PRESENTAZIONE

S. E. Mons. Giovanni Marra

Con piacere presento quest’opera a lungo attesa. È una pubblicazione bella, ben articolata, ricca di contenuti, precisa nei dettagli. Leggendola ci si rende conto della straordinarietà del monumentale Organo Tamburini della Cattedrale di Messina, per il quale siamo immensamente grati a quanti ce l’hanno donato e fieri di possedere tale risorsa che, con la maestosa Basilica e il suo spettacolare Campanile; con il rappresentativo Tesoro del Duomo e I’ammirevole Manta d’oro, con il mitico Stretto e la splendida Zona Falcata, identifica l’Arcidiocesi e Messina fra le più rinomate attrazioni nel mondo.

I quattro, capitoli ruotano intorno ai tema centrale, cioè l’Organo della Cattedrale di Messina, tracciandone ampie coordinate e traendone inedite conoscenze: il panorama sinfonico-eclettico (cap. 1); il cammino della ri-costruzione di due “Giganti”, dell’organaria (cap. 2); la descrizione e l’analisi dell’intero complesso strumentale (cap. 3); la sua valorizzazione e  prospettive future (cap. 4).

In questi anni a Messina, con i concerti d’organo in Cattedrale ho avuto modo di apprezzare “sia le pagine classiche come i brani della letteratura organistica più avanzata, nella quale si ritrovano – con effetti “orchestrali” e linguaggi assai diversi dai tradizionali – i sentimenti autentici e gli aneli profondi dell’animo umano che ricerca e si apre all’incontro con la Bellezza, sentiero di Dio.

corso locandinaSe grande impegno è stato dedicato ai cicli di  concerti, lucida attenzione e priorità operativa bisogna riservare ai Corsi di Interpretazione Organistica e ai Concerti-laboratorio. Per i giovani concertisti sono occasioni privilegiate, forse rare, di potenziare le proprie competenze artistiche e tecniche. Per gli studenti costituiscono vie efficaci per esplorare un interessante tecnico, meccanico e fonico, per familiarizzare con forme musicali distanti dall’ascolto abituale, per ri-accostarsi ad uno strumento che, per la sua mole “eccessiva”, può sfuggire ad una visione unitaria e ad un rapporto a “misura d’uomo”.

Quest’opera colma una notevole lacuna e pone la premessa per ulteriori approfondimenti. Per questo esprimo viva gratitudine a chi ne ha curato la stampa, ai redattori dei capitoli, agli esperti intervenuti nei vari ambiti, dalla fotografia alla ricerca dei documenti. Il ringraziamento va esteso ai concertisti che, esibendosi alla consolle del nostro Tamburini, per un verso, fanno spirale a Messina il vento culturale dell’Europa e del mondo e, per un altro, inseriscono la Città dello Stretto nei circuiti musicali internazionali; soprattutto con le raffinate registrazioni audio. Sentita riconoscenza, infine, è riservata a quanti – con provata competenza e appassionata generosità — si prendono cura dell’Organo sistematicamente.  Se tanto è stato realizzato, e queste pagine lo attestano, l’Organo Tamburini della Cattedrale di Messina esige e promette molto molto di più. Si tratta di una sfida impegnativa ed esaltante. Tutti l’accogliamo e nessuno vuole sfuggirla.

Messina 28 giugno 2006

NEL PANORAMA
SINFONICO-ECLETTICO

di Massimo Nosetti 

Organo Tamburini del 1930Molta della letteratura organistica europea e americana compresa tra XIX e XX secolo, sia essa destinata alla liturgia oppure “da concerto”, trova la sua collocazione ideale solo su strumenti dalle dimensioni generose che possono quindi sostenere adeguatamente il volume sonoro e la ricchezza timbrica richiesti da tali brani. Frequentemente poi le composizioni sono dominate da una forte impronta orchestrale che viene pienamente restituita solo su di un organo dalle caratteristiche sonore ben definite. Più che non la tradizione francese dell’organo romantico (Cavaillé-Coll, Merklin, Puget e altri) nel campo dell’estetica sinfonico-orchestrale eccelse sicuramente la scuola organaria inglese all’interno della quale si sviluppò, dalla seconda metà  dell’Ottocento, uno strumento con il preciso intendimento di farne (certamente non in senso riduttivo) un “sostituto” dell’orchestra in modo tale da poter essere utilizzato, in particolari circostanze, invece di una ben più dispendiosa compagine sinfonica.

La sua presenza troneggiava fin dalla metà del XIX secolo in tutte le Town Halls e sale da concerto britanniche (incluse quelle australiane e neozelandesi) e statunitensi mentre, al di fuori di questi paesi, si trovavano solo rare eccezioni (rimarchevoli restano quelle del Trocadero a Parigi e del Palazzo dell’Industria ad Amsterdam).

Town-hallL’organista “da sala” divenne un personaggio pubblico in vista nella propria municipalità. Sostituto economico dell’orchestra (soprattutto nei centri minori), inizialmente da questa attinse il suo repertorio con trascrizioni dalle pagine più celebri e più amate dal pubblico. Alcuni artisti dalle doti quasi sovrumane (basti ricordare gli inglesi W.Th. Best e E. H. Lemare) lasciarono centinaia di trascrizioni organistiche tese a sfruttare al meglio (con acrobazie da funambolo e difficoltà tecniche quasi insormontabili richieste agli esecutori) le peculiarità di tali organi e furono idolatrati dal pubblico percependo onorari paragonabili solamente a quelli delle odierne star del rock.

Consolle del 1930Generalmente dotato di almeno quattro tastiere, di una consistente fonica alla quale provvedevano registri di fondo variegati e intonati in modo robusto e con pressioni d’aria elevate e una ricca serie di ance dal ricercato colore orchestrale (fino a giungere alle famose “tube” di stentorea ed epica sonorità), questo tipo di strumento riusciva (e riesce) a confrontarsi con le pagine orchestrali che gli venivano affidate (brani originali o trascrizioni) anche grazie a una capacità eccezionale di rendere le più piccole sfumature dinamiche per mezzo di varie famiglie di registri delicati e coloristici creati e perfezionati dagli organari inglesi (Lewis, Willis, Harrison, Hill tra i maggiori) proprio in quel periodo e tramite I’uso di casse espressive estremamente sensibili, capaci di rendere i più delicati effetti dinamici. In pochi anni questo genere di organo si diffuse dalle sale da concerto a tutte le cattedrali e chiese maggiori dei paesi anglosassoni favorendo, nel contempo, lo sviluppo di una letteratura organistica di vaglia affrancata dalla trascrizione ma sempre improntata al colorismo sinfonico (Elgar, Parry, Harris, Whitlock, Howells tra i maggiori compositori britannici). Anche la rinascita della musica liturgica anglicana nel secondo Ottocento molto deve all’utilizzo di questo particolare strumento che ha permesso il formarsi di un repertorio corale elegante, frequentemente accompagnato da una ricca parte organistica.

(Continua)

IL CAMMINO DELLA
RICOSTRUZIONE

di Letterio Gulletta

Mons. Letterio GULLETTANel clima della solennità dell’Assunta e nel contesto dei grandi festeggiamenti agostani messinesi, il 14 Agosto 1930, nella Basilica Cattedrale, da poco risorta, monsignor Raffaele Manari eseguiva l’attesissimo concerto al grandioso Organo costruito sul proprio progetto fonico dalla Fabbrica Giovanni Tamburini di Crema con l’apporto dell’Architetto Francesco Valenti, curatore dell’estetica e dell’ubicazione dei vari corpi d’organo. L’illustre musicista e illuminato didatta inaugurava così un’imponente opera voluta tenacemente dall’arcivescovo Angelo Paino, al quale dedicò la Fantasia Siciliana, capolavoro della nuova letteratura organistica, eseguendola in prima assoluta in apertura del concerto, alla presenza del meritevole Pastore ricostruttore di Messina.

L’Organo Tamburini del 1930 aveva 5 manuali da 61 note, pedaliera concavo-radiale da 32 note, e 127 registri reali per circa 10.000 canne divise in quattro corpi d’organo ubicati in diversi siti del transetto. Un’accurata descrizione dello strumento si trova nella pubblicazione edita in occasione dell’inaugurazione. Erano trascorsi solo dieci anni quando, durante un bombardamento nella notte del 13 giugno 1943, degli spezzoni incendiari trasformarono la Cattedrale, appena inaugurata a costo di immani sacrifici, in una fornace che per giorni e notti ardeva indomabilmente.

Cattedrale dopo incendioIl bronzo si fuse, i marmi si calcificarono, si consumò ogni cosa. La mole maestosa, le figure raffinate, le straordinarie possibilità del nuovo strumento andarono in fumo, ma non la tenace volontà delI’audace Arcivescovo. “EgIi ha dinanzi allo sguardo la visione di una città morta, di una Italia vinta ed umiliata, di Governanti disorientati e Iottanti disperatamente colla morte, eppure agire bisogna. Mancano i mezzi finanziari? Niente paura! Ha una croce d’ora sul petto, ha un anello d’ora al dito: Ii vende subito, dà così la prima somma alla Ditta per ricominciare”.  (continua)

DESCRIZIONE
E ANALISI

di Fabrizio Ori Saitta e Luigi Lombardo

Fabbrica del Cav. Giovanni TamburiniNel 1948 la Pontificia Fabbrica Giovanni Tamburini ha completato l’organo, n. 268 del catalogo, con 162 registri reali per un totale di circa 15.700 canne raggruppate in sei corpi d’organo dislocati all’interno della Basilica. L’imponente complesso fonico di questo strumento, unico nel suo genere in Italia e fra i maggiori d’Europa, è comandato da una sola consolle abitualmente posizionata nel transetto, la quale dispone di cinque manuali (Do1 – D061), della pedaliera concavo-radiale (Do1 – Sol32) e di variegati sistemi di strutture, dispositivi e funzioni.

La Consolle

E’ stata costruita secondo le prescrizioni della Prima Adunanza Organistica tenuta a Trento del 25 al 29 luglio 1930.

Il mobile

La consolle, normalmente sita nel Transetto, accostata alla colonna di destra dotata di ruote per l’eventuale spostamento. Il mobile è in pialliaccio di noce nazionale. Si notano pannelli specchiati con bugnature i quali sono divisi a sezioni con forma rettangolare ad eccezione dei settori dove scorre la clare (serrandina) che hanno forma di quarto di ovale. Il coperchio di chiusura posteriore è frazionato fin due metà, ognuna delle quali è composta da quattro pannelli. Sui pannelli di chiusura laterali sono evidenti delle bugnature. A sostegno dell’anfiteatro dei registri sono disposte due colonnine con capitelli finemente intagliati. (continua)

Placchette registri degli anfiteatri di destra e di sinistra

 

VALORIZZAZIONE
E PROSPETTIVE

di Letterio Gulletta

Alessandro Gasparini

M° Alessandro Gasparini

Messina ha vissuto tragici eventi e disastrose conseguenze, tuttavia mai le sono mancati i cultori della Bellezza, gli operatori della Bontà, e profeti di Speranza per farla risorgere. La Cattedrale e il suo Organo ne sono ammirevole testimonianza. Molto interessante sarebbe un’intervista al M° Alessandro Gasparini per sentire la sua voce cosa provò nel Natale 1932 quando appena trentenne sedette alla consolle dell’organo più grande d’Italia. Quali progetti nutrì per Messina all’inizio della sua promettente carriera. Come reagì dinanzi alle cenerei del prestigioso strumento. Quali segreto mantenne giovane il legame con il nuovo Organo durante i quarant’anni di servizio. Non risulta gli sia stata mai richiesta intervista simile né siano state raccolte sue confidenze su questi argomenti. Negli anni ’60 nonostante l’arcivescovo Angelo Paino si prepari a cedere il Pastorale a Mons. Francesco Fasola, in Città si vivono importanti eventi musicali. Iniziano sistematici cicli di concerti al monumentale organo Tamburini inaugurato l’8 agosto 1948. (Continua)

Il M° Alessandro Gasparini
nacque a Quinto di Treviso il 24 marzo 1902. Allievo di O. Ravanello, nel 1927 si diplomò in “Organo e Composizione organistica” al Conservatorio Pollini di Padova, col massimo dei voti e medaglia d’oro del “Premio Pollini”. Fu organista a S. Martino di Lupari e Oderzo. Nel Natale 1932 giunse a Messina, chiamato dall’Arcivescovo Paino. Da allora fu organista e maestro di cappella della Cattedrale, tranne una breve parentesi dal 1943 al 1947, quando, distrutti il Duomo e l’organo, insegnò organo e composizione organistica al Conservatorio Pollini di Padova e al Liceo Musicale Manzato di Treviso. A Messina ebbe la gioia di avviare alla musica numerosi giovani, fra i quali spiccano il M° Maurizio Arena e il celebre M° Giuseppe Sinopoli. Nel 1948 a Messina fondò insieme ad altri amici l’Accademia Musicale Messinese “S.Cecilia”, con una propria orchestra. Contribuì alla nascita dell’Associazione Amici dell’Arte Sacra, che organizzava eventi straordinari fra i quali la Sagra dell’Organo. Con maestria diresse “La Perosiana”. La sua esistenza fu completa dedizione alla musica e al “Suo” organo, per il quale aveva rinunciato a promettente carriera. Si spense a Messina il 10 giugno 1983.

Pieghevoli